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Intervista a Paolo Mori

Intervista di Board Game Society a Paolo Mori – Dicembre 2022

Di seguito la lunga intervista cha abbiamo fatto a Paolo Mori:

Il tuo gioco di esordio nel 2006, Ur, ha immediatamente riscosso un grande (e meritato) successo, vincendo il premio come miglior gioco da tavolo a Lucca. Personalmente, oltre al gioco in sé, apprezzo anche il suo essere compatto ed essenziale, un gioco di civilizzazione estremamente concentrato. Il trend attuale prevede invece giochi sempre più ricchi di materiali, a volte quasi “pomposi”. Se Ur venisse pubblicato ora, come pensi che verrebbe realizzato?

E’ una domanda che ogni tanto mi faccio, anche perché è un periodo in cui stanno uscendo – o usciranno – diverse ‘seconde edizioni’ di miei giochi pubblicati in passato e ammetto che non mi dispiacerebbe che anche UR avesse una possibilità, perché credo che sia un gioco che avrebbe qualcosa da dire. Come scrivi, è stato il mio primo gioco e col ‘senno del poi’ ci sono sicuramente alcuni difetti che dovrebbero essere risolti (come il numero di giocatori, o il rischio di paralisi da analisi). Dal punto di vista dei materiali quello che dici è vero, ma credo ci sia ancora spazio per giochi ‘minimalisti’ come UR, e forse lo vedrei bene spinto ancora di più in quella direzione, anziché ‘pompato’ con componenti inutili.

Il mio gioco preferito al momento credo sia SUPER MEGA LUCKY BOX, di Phil Walker Harding (sono certo che nessuno di voi ne ha mai sentito parlare… rimediate!)

Paolo Mori

Dopo Borneo vede la luce Vasco da Gama, gioco su cui hai lavorato per tre anni, gioco che ammetto aver adorato da subito e consumato. Gioco che tutt’ora è tra i miei preferiti ma che tu definisci “né carne né pesce” (cit.) e “errore di gioventù” (cit.) probabilmente perché, come Ur, un po’ si stacca dal resto della tua produzione. Scusa la divagazione ma per me è stato come quando Sergio Leone disse che Giù la Testa (che adoro) è il film che meno sente suo e apprezza. Come ci spieghi questo tuo rapporto ‘conflittuale’ con Vasco da Gama, gioco che molti goblin adorano quanto me?

Accidenti, non ricordo di averlo mai definito un errore di percorso… ma vedo che ti sei documentato molto, quindi probabilmente in qualche contesto mi deve essere sfuggito questa espressione infelice! In realtà apprezzo ancora Vasco da Gama e lo trovo ancora ‘fresco’ come meccaniche di base… ma sicuramente non è il mio gioco che rimetto sul tavolo più volentieri, soprattutto perché appartiene a una categoria di giochi (german, gestionali o chiamateli come volete) che non gioco più tanto e con cui di conseguenza non mi cimento più nemmeno nel design. Ma anche di questo ho pensato per tanto tempo un reboot, magari con un altro tema (stavo pensando a un gioco sul programma spaziale sovietico), e qualche elemento che gli dia un po’ di variabilità nel flusso di gioco.

Cosa c’è dietro alla scelta di virare su Vasco da Gama (come titolo e ‘protagonista’ del gioco) abbandonando la rotta di partenza che puntava al Principe Enrico il Navigatore?

Ah! Il caro vecchio “Infante Dom Enrique”! (Immaginate che mi stiano brillando gli occhi mentre lo dico). Vero! Il prototipo originale aveva come personaggio centrale questo principe portoghese con la passione della navigazione e soprattutto della cartografia, che aveva dato inizio all’esplorazione della costa occidentale africana… Ma la prima cosa che è cambiata (seconda in realtà… vedi poi!) quando ho firmato il contratto con What’s Your Game? è stata proprio il tema, che ha virato verso un personaggio più conosciuto (e su cui tra l’altro oggi sarebbe enormemente problematico fare un gioco, visto l’innegabile risvolto colonialista).

Sempre per Vasco da Gama in passato si era parlato di una possibile espansione, l’aggiunta di una quinta area di gioco dove poter guadagnare bonus e trucchetti durante la fase di navigazione. Come mai alla fine non se ne è fatto più nulla?

Risposta breve: le espansioni vendono molto meno dei giochi originali, e probabilmente il volume di vendite di Vasco da Gama non era stato sufficiente per giustificarne un’espansione. Poi probabilmente non abbiamo colto l’attimo… Avrebbe rischiato di rimanere ingolfata in magazzino. Amen (ho imparato a dire tanti amen).

Stessa cosa per i progetti di espansioni di Libertalia ed Augustus. Di entrambe ne ho sentito parlare ma non sono mai uscite. Che rapporti hai con le espansioni in generale e in particolare con le espansione dei tuoi titoli, è così difficile rimetter mano ai propri giochi?

Con le espansioni come a volte ho detto ho un rapporto un po’ conflittuale, che in certi momenti ha assunto i tratti di una piccola maledizione. Diverse volte (le hai citate) mi è stata richiesta un’espansione che poi di fatto non è mai stata pubblicata. Dal punto di vista del design le espansioni sono un po’ croce e delizia. Delizia perché la speranza è quella di portare a casa il massimo della rendita con il minimo sforzo, dando anche nuova linfa al gioco originale… Croce perché di fatto mi costa sempre un po’ di fatica tornare a lavorare su un gioco già riposto sullo scaffale in mezzo a nuovi progetti che magari in quel momento mi prendono di più. Generalmente però credo – anche come giocatore – che un gioco che non abbia bisogno di espansioni sia solitamente preferibile.

Il 2009 oltre ad esser stato l’anno di Vasco da Gama, è stato anche l’esordio della serie, Pocket Battles. Siamo di fronte a un war game alla portata di tutti, regole semplici, ma ben congegnate (personalmente non sono un giocatore di war game, ma ho fatto parecchie partite con giocatori ben più navigati in tal senso, con la soddisfazione e il divertimento di tutti). Quali sono state le maggiori difficoltà nel realizzarlo?

Una serie ideata assieme a Francesco Sirocchi, che amo tantissimo (la serie, non Francesco, a cui però va grande stima). La difficoltà in questo caso era lo stesso ‘obiettivo di design’ che ci si era dati, ossia creare un gioco con dinamiche che richiamassero quelle di giochi di ben altro spessore, ma compattato in molto meno spazio e tempo di gioco. E’ stato molto divertente pensarlo e lavorarci. Altra difficoltà è stata quella di riuscire a dare nuova variabilità con nuovi set, all’interno di uno spazio di design piuttosto limitato… ed è questo alla fine il motivo per cui la serie si è interrotta… Ma mi pregio di dire che abbiamo firmato poche settimane fa un contratto con un ottimo editore per un reboot del gioco (non più molto pocket), che dovrebbe uscire nei prossimi anni! Alè!

Su questo titolo so che avevi pensato ad un’edizione meno tascabile, addirittura con delle miniature. Cosa ti ha fermato? Vedremo mai nuovi eserciti o lasciamo che siano i fan a continuare a crearne?

Ah scusa, ho risposto già sopra. Comunque: NIENTE MINIATURE.

In quegli anni sei riuscito a mettere il tuo nome anche su un’espansione (poi sono diventate due) di Small World. E’ vero che a spingerti è stato il fatto che saresti riuscito ad andare ad Essen gratis? A parte gli scherzi, come sei intervenuto nell’espansione, cosa hai introdotto?

Storia semplice: era un contest di Days of Wonder che davvero metteva in palio il rimborso delle spese per un viaggio a Essen. Ho avuto l’idea più stupida e str**za del mondo: un tratto (“Maledetti“, che poi ha dato il nome all’espansione) assolutamente inutile, ma che fosse più costoso da ‘skippare’. Il tratto più odiato da tutti i giocatori… ma ha fatto il suo lavoro. Sono andato a Essen agratis 🙂

Libertalia, il primo, è stato apprezzato più negli Stati Uniti che in Europa, da noi ricordo addirittura che si parlò di sbilanciamento di fazioni… pensi che il nostro modo di giocare sia mediamente meno immersivo e più volto a massimizzare e provare a ‘rompere’ il gioco?

Onestamente rimane un po’ un mistero la differenza di accoglienza che il gioco ha avuto negli US e in Europa. Forse è davvero quello che dici tu: in America è stato molto molto apprezzato il tema piratesco (tra l’altro, opera degli sviluppatori di Asmodee / Marabunta… il mio gioco era sulla ‘solita piazza di città medievale’) e anche gli elementi incontrollabili del gioco, che qui da noi sono stati certamente meno apprezzati. La mia sensazione è che avverrà comunque una cosa molto simile anche per questa seconda edizione.

Passiamo ad Insoliti Sospetti, gioco di grande successo (è forse il tuo titolo più venduto?) che personalmente ho usato anche in ambito professionale per sensibilizzare alcuni aspetti di vendita perché, come scriveva Oscar Wilde, “solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze”. Il gioco, pur restando leggero, fa riflettere su pregiudizi, luoghi comuni ma anche interpretazioni personali. Nella mia classificazione è passato da gioco scanzonatamente politicamente scorretto a gioco con riflessioni sociologiche… sto andando troppo oltre? A distanza di anni cosa pensi di questo tuo gioco?

Il gioco ha inevitabilmente ottenuto tanti commenti ‘negativi’, e naturalmente posso capire che in tanti lo possano trovare un gioco poco divertente o perfino fastidioso. La mia intenzione tuttavia non è mai stata quella di fare un gioco ‘scorretto’ (nel filone ad esempio di ‘Cards against the Humanity‘), ma piuttosto quella di fare un gioco divertente e che permettesse di riflettere sugli stereotipi, senza dovere essere per forza un gioco educativo. La differenza credo che sia tutta qui, nel capire la differenza tra pregiudizi e stereotipi, e nel rendersi conto della loro esistenza. Non tutti sanno (perché è uscito un po’ ‘sotto traccia’) che anche di questo gioco è stata pubblicata una nuova edizione con Mancalamaro, che si chiama “Gli Insospettabili”. In questa nuova edizione mi sono liberato del sistema di punteggio (che credo comunque usassero in pochissimi) e modificato un paio di elementi che dovrebbero renderlo ancora più facile da proporre.

Nel 2018 è arrivata la collaborazione con Matt Leacock per lo spinoff di Pandemic, la cosa che mi ha stupito è stata quella di trovare dei dadi. Si tratta degli stessi che hai dovuto togliere all’ultimo momento da Vasco da Gama e che avevi ripromesso di mettere in un futuro gioco? Matt Leacock è rimasto stupito della scelta?

Forse davvero questa cosa dei dadi – che come accennavo sopra è stata la prima cosa che mi è stata chiesta di togliere da Vasco da Gama – mi era rimasta lì da allora… Comunque lo confesso: in Pandemic: Fall of Rome i dadi sono stati una mia idea, per rendere il gioco un po’ più… interessante (ho sempre trovato un po’ noiosetto il “muovi muovi togli cubetto” del Pandemic originale) e più tematico, anche. Matt all’inizio ha opposto una minima resistenza ma si è convinto molto presto che si trattava di un’aggiunta azzeccata. Piccola cosa giusto per fugare equivoci: il gioco è stato effettivamente fatto a quattro mani, non è stato uno spin off fatto da me e ‘validato’ dall’autore originale!

Il 2022 è stato un anno molto intenso per te, ben quattro nuove uscite. Partiamo da Libertalia: Winds of Galecrest, la deluxe Edition a celebrare il decennale. Oltre ai materiali, in cosa differisce la nuova edizione dalla classica?

Jamey Stegmaier ha sempre insistito nel non definirla ‘una nuova edizione’. Io forse non mi spingerei a tanto, ma di certo non si tratta solamente di una ‘edizione deluxe’, nonostante l’indubbia cura dei materiali (che non sono però poi tanto esagerati!). Rispetto al gioco del 2012, è cambiato il numero di personaggi (sono 40 anziché 30), il sistema per rompere i pareggi (che era una delle cose più criticate del gioco, e credo a ragione), e sono stati introdotti due effetti alternativi per ogni bottino. Nel complesso il gioco ha guadagnato in variabilità.

“Una vittoria impossibile è stato davvero un ‘labour of love’, un gioco fatto più per amore e per la sensazione di ‘doverlo fare’ che per ritorno economico

Paolo Mori su Una vittoria impossibile: le barricate di Parma del 1922

Sempre quest’anno hai pubblicato due cosiddetti filler: Ave Cesare!, della serie Blitzkrieg, e Bomber: Edizione Insuperabili, un card game pensato a tema calcistico. Di quest’ultimo leggo nella descrizione: “nasce dall’idea di creare una scuola calcio per ragazzi e ragazze con disabilità fisico-motorie, cognitive e affettivo-relazionali, emotive e comportamentali.” Puoi spiegarci meglio questo aspetto?

E’ successo che la Fondazione Insuperabili, che si occupa di ragazzi con disabilità di vario genere e che gestisce tra le altre cose una scuola calcio, ha contattato Mancalamaro per chiedere un ‘giochetto’ che potesse promuovere questa attività.. Mancalamaro lo ha chiesto a me… ed è stata l’occasione per coronare il vecchio sogno di ‘pubblicare un gioco di calcio’, che seppure davvero molto semplice ha i suoi elementi di originalità.

Infine il 2022 ha visto la pubblicazione di Una vittoria impossibile: le barricate di Parma del 1922, a celebrare il centenario di una delle pagine più intense della tua città. Vuoi parlarci un po’ di questo progetto?

Una vittoria impossibile è stato davvero un “labour of love”, un gioco fatto più per amore e per la sensazione di ‘doverlo fare’ che per ritorno economico (praticamente nullo). Abbiamo voluto fare un gioco che celebrasse un momento storico della mia città natale, ossia le barricate contro gli assalti squadristi di cui quest’anno ricorre il centenario. E’ stato un progetto a sei mani – fatto assieme a Francesco Sirocchi e Simone Serrao – di cui ho seguito diversi aspetti di cui normalmente non mi occupo: progetto editoriale, scelta dei fornitori, art direction… fino anche all’assemblaggio finale delle scatole, che è avvenuta nella taverna di casa mia. In tanti partono dall’autoproduzione per poi passare alla pubblicazione con casa editrice… in questo caso per me è stato il contrario. Il gioco è stato prodotto in 500 copie totali, che stanno esaurendo in questi giorni. A meno che qualche editore desideri riprenderlo per dargli una nuova edizione, credo che questa bellissima esperienza si esaurisca con queste copie.

Cosa ci puoi raccontare dei prossimi giochi? Ci sono titoli pronti? Hai dei progetti ancora lontano dalla realizzazione che però ti stanno appassionando?

E’ un periodo abbastanza appassionante per quanto riguarda i giochi in uscita. L’anno prossimo (2023) dovrebbero vedere la luce la seconda edizione di un mio altro gioco (altro caso che ha avuto poco successo in italia / Europa e molto di più negli US) e un altro gioco ‘originale’, in tutti i sensi, sulla finale del campionato mondiale di scacchi del 1972, tra Boris Spassky e Bobby Fischer. Per gli anni successivi c’è tanta carne al fuoco, come al solito di tanti tipi diversi. Come dicevo, il reboot di Pocket Battles, un gioco investigativo molto particolare fatto assieme a Silvano Sorrentino, un altro wargame da 20 minuti disegnato con Alessandro Zucchini, e un family che ho creato con Remo Conzadori. Ma i progetti sono davvero tanti, e sempre di più sto cercando di dedicare ad ogni gioco il tempo di cui ha bisogno. Anche per questo da gennaio 2023 dovrei finalmente andare ‘full time’ sul game design, almeno per un po’ di tempo. Vediamo se la cosa funziona.

Finale del campionato mondiale di scacchi del 1972 tra Boris Spassky e Bobby Fischer

Una curiosità, il tuo gioco preferito, oggi, di Paolo Mori e il tuo gioco preferito oggi di un altro autore.

Domanda sempre difficilissima. Il mio gioco preferito di Paolo Mori è Ethnos. Quello di un altro autore… al momento credo sia SUPER MEGA LUCKY BOX, di Phil Walker Harding (sono certo che nessuno di voi ne ha mai sentito parlare… rimediate!).

Ora passo alle tradizionali domande fuori contesto che chiudono le nostre interviste, domande che abbandonano il mondo dei giochi ma ci aiutano a conoscere meglio i gusti dell’uomo dietro l’autore. Sport preferito da seguire, praticare, squadre del cuore (oltre al Parma :)?

In realtà ho un modo di seguire lo sport abbastanza particolare.. nel senso che mi appassiona tutta la narrazione e ‘letteratura’ che c’è intorno al mondo dello sport (e uno dei miei sogni nel cassetto è quello di creare un’etichetta che crei giochi a tema sportivo!), ma non sono tifoso di nessuna squadra in nessuno sport. Unica cosa, quella squadra che in Italia si ama o si disprezza, ecco, io la disprezzo un po’ ;-). Di praticare ho smesso troppo tempo fa, ero l’uomo dietro in una squadra amatoriale di calcio a cinque che ha chiesto il tempo per stappare una malvasia al centesimo gol subito in campionato (che aveva tra l’altro ancora molte giornate da giocare).

In ambito cinematografico o di serie TV cosa ti piace guardare? Hai film, interpreti o registi preferiti?

La mia cultura in fatto di cinema e serie TV è molto ‘casual’, trovo pochissimo tempo per guardare la televisione e ancora meno per andare il cinema. Quando ho tempo, sono sempre in cerca di ‘serie tv che non cerchino di far ridere ma che non mi mettano l’ansia’, ma purtroppo è una categoria che sta scomparendo, come i giochi german da 45 minuti. Ho apprezzato le prime stagioni di Stranger Things e Cobra Kai. Mi piacciono le robe a sfondo storico come The Crown.

Che musica ascolti? Quali sono i tuoi cantanti preferiti?

Altra domanda dalla risposta probabilmente insoddisfacente. Ascolto prevalentemente… quello che capita. Vecchio rock senza conoscerlo, o vecchio cantautorato italiano: Guccini, Paolo Conte, quelle robe da vecchi lì.

Libri o scrittori preferiti?

Hanno smesso di scrivere da un po’… Primo Levi, Mario Rigoni Stern, Heinrich Boll, Italo Calvino, Gianni Rodari. Mi sa che devo rinnovare i miei riferimenti culturali, adesso che ci penso. Mi faccio delle pere di podcast a tema storico o simile: Barbero ma non solo.

So che oltre ai giochi hai ed avevi molte passioni che hai dovuto metter da parte, ancor di più da quando sei diventato papà, quali passioni erano?

Ah sì? Non me le ricordo più nemmeno io :-). Ah no, una cosa che mi piaceva fare era giocare! Non gioco quanto vorrei e neppure quanto dovrei. A parte questo, mi sono davvero reso conto che negli anni sto diventando culturalmente pigro, essendo cambiati molto i tempi e i modi di fruizione di qualsiasi tipo di contenuto. Mi ritrovo sempre più spesso a chiedermi “Ma gli altri come fanno?”. Devo tornare a gestire con un po’ più di cognizione il tempo e – di conseguenza – le mie passioni.

Grazie ancora per la disponibilità e ti rinnovo l’invito di venirci a trovare prima o poi in bgs-Tana dei Goblin Milani in Casa dei Giochi!

Mi piacerebbe molto! Quando imparerò appunto a gestire meglio il mio tempo non mancherò di fare un salto!

Ciao kenparker

Paolo Mori

Biografia, Ludografia e Riconoscimenti