Intervista inedita di Board Game Society a Jordan Draper – Ottobre2022
Ho la ferma convinzione che creare qualcosa e portarla in questo mondo comporti un’enorme responsabilità
Jordan Draper
Queste le domande presentate a Jordan Draper e tradotte in italiano.
Un ringraziamento particolare a Ajarok per l’ideazione delle domande e Babs per la traduzione.
Ciao Jordan, innanzitutto grazie per essere qui con noi. Prima di tutto se vuoi parlarci un po’ di te, di come sei arrivato nel mondo dei giochi da tavolo, insomma il tuo background ludico e così via.
Era il 2012, avevo un amico che collezionava giochi da tavolo, e allora ho cominciato a trovarmi con il suo gruppo settimanalmente per giocare. Da allora non ho più smesso di giocare.
Personalmente, amo molto la filosofia che è alla base dei tuoi giochi e della loro produzione: l’ecosostenibilità, l’attenzione alla grafica e all’estetica dei giochi, e non in ultimo la scelta di fare giochi, anche complessi, molto compatti, in controtendenza a un mercato che invece deborda con scatole e packaging roboanti e invadenti. Puoi spiegarci un po’ la filosofia che c’è alla base di tutto questo?

Ho la ferma convinzione che creare qualcosa (qualsiasi cosa) e portarla in questo mondo comporti un’enorme responsabilità. Voglio sempre essere contento e soddisfatto degli oggetti che vado a creare, ce ne sono già così tanti in mezzo a noi, e così avere degli oggetti compatti il più possibile è una qualità che mi riprometto di rispettare in ogni mia creazione. La limitazione di una scatola di ridotte dimensione si riflette sul design del gioco, e poiché mi piacciono giochi economici piuttosto complessi, devo utilizzare delle soluzioni creative per far funzionare il tutto. Sono molto soddisfatto del modo in cui tutte le componenti funzionano insieme.
Il mio obiettivo è di migliorare sempre sia il design che i materiali, c’è ancora molto da fare in tal senso.
Quando la gente mi domanda quale tipologie di giochi produco, la mia risposta è generalmente “giochi economici pesanti” e “giochi sperimentali semplici”
Jordan Draper
Ora una domanda d’obbligo: pur essendo tu statunitense, i tuoi giochi sono quasi tutti ambientati a Tokyo o quanto meno in Giappone. Come mai questa scelta?
Perché amo il Giappone! Mi sono trasferito a Tokyo nel 2011 e da allora tra vari spostamenti ho vissuto lì complessivamente circa tre anni e mezzo (in questo momento sono a Tokyo). Il Giappone ha veramente una grande attenzione e un approccio molto attento al design, è difficile ignorare la bellezza del loro minimalismo. Vengo spesso ispirato dai loro designer.
La linea dei giochi di Tokyo comprende sia giochi piuttosto complessi, come Tokyo Metro e Tokyo Tsukiji Market, sia giochi più semplici e party games come Tokyo Coin Laundry e Tokyo Jidohanbaiki. Come mai questa scelta che potrebbe anche destabilizzare il giocatore, abituato a identificare un game designer con una tipologia specifica di giochi?
Quando la gente mi domanda quale tipologie di giochi produco, la mia risposta è generalmente “giochi economici pesanti” e “giochi sperimentali semplici”. Trovo che siano semplicemente le categorie che prediligo, con qualche mix in mezzo. Non vedo il motivo per creare qualcosa che sia già stato fatto, quindi se riprendo una meccanica o un elemento da altri giochi, cerco di integrarlo in modo originale con qualcosa di nuovo.
La parte educativa nei tuoi giochi ricopre sempre un ruolo importante. Da questo punto di vista (ma non solo) un gioco che apprezzo moltissimo è Tokyo Jutaku, che stimola il giocatore a informarsi sull’architettura giapponese contemporanea. Quanto è per te importante questo aspetto nel tuo progetto?
Di base è un effetto della mia curiosità, amo molto le ricerche che mi trovo a fare durante la realizzazione dei giochi. Spero che questo venga percepito e di accendere la scintilla della curiosità nei giocatori. Mi fa piacere sentire che i mie giochi affrontano temi “concreti”, perché in qualche modo trovo siamo temi interessanti su cui vale la pensa confrontarsi.
Un’idea molto originale e affascinante nella linea dei tuoi giochi è la “modularità”, ovvero la possibilità di integrare i vari giochi della serie, così da ottenere esperienze ludiche diverse. Com’è nata questa idea? Immagino che questo costringa a pensare i giochi singoli come parte di un tutt’uno, elemento molto interessante, ma anche complesso da realizzare.
Quando ho progettato la serie Tokyo sono stato molto ambizioso al riguardo (probabilmente troppo), ma sin dal primo giorno mi era chiaro come far interagire i giochi. È stato molto divertente lavorare in questo modo, anche se a volte è stato anche piuttosto stressante. Fortunatamente i componenti sono così differenti che c’è poi molto lavoro da fare per assemblarli correttamente.

Tra le combinazioni di giochi (mixed game), qual è la tua preferita?
Forse Metro Drinks, sebbene sia difficile sceglierne uno. Mi piace che aggiunga una nuova modalità per vincere a Tokyo Metro.
I tuoi giochi sono esperienze veramente immersive. Tra queste sicuramente c’è Tokyo Tsukiji Market, la cui componentistica è quanto di più incredibile e dettagliato abbia visto tra tanti e tanti giochi. Quanto nel processo di creazione del gioco intervieni su questo aspetto e in generale sull’estetica del gioco?
Penso che quando si mette in tavola un gioca ci debba essere l’effetto WOW. Altrimenti, devi sperare che siano poi le meccaniche ad affascinarti, e per me personalmente non basta. Un buon game design dovrebbe sempre andare di pari passo con l’estetica e la bellezza, integrate alla funzionalità del gioco.
Tra i tuoi giochi troviamo Import / Export e Megacity Oceania, che non appartengono alla serie Tokyo. Vuoi parlarcene?
A volte mi serve una pausa dalla serie Tokyo, oppure mi capita una buona occasione (come per Megacity). Import / Export è stato un progetto appassionante capace di includere e amalgamare diverse meccaniche, Megacity una grande opportunità per collaborare con l’incredibile team della HUB Games.
Ora una curiosità del tutto italiana: come mai uno dei tuoi primi giochi è ambientato a Torino? E… che cosa ha ispirato il fantomatico “Cigno”?
Nel 2012 ho vissuto per tre mesi a Torino, insegnando Inglese, e quindi ho trovato lì l’ispirazione per il gioco 🙂 È stata una bella esperienza, e spero di tornarci presto. Il “Cigno” è stato un buffo inserto ispirato da una storia raccontatami da un contadino sulla compravendita di un cigno ad altri contadini!
Su BGG da un paio di anni leggo di un gioco, Tokyo Capsule Hotel. Puoi dirci qualcosa al riguardo?
Siamo alla fine, e sarà il prossimo grande gioco economico della serie Tokyo. È possibile giocare a una demo su TTS [Tabletop Simulator]. Si tratta di un gioco veramente unico ed emozionante in quanto una contrattazione in tempo reale assegnerà dei territori da gestire con la meccancia del Paper-and-Pencil. Il gioco simula il mondo della speculazione edilizia con un pizzico di
follia alla Tokyo. Sono molto soddisfatto di questo progetto e spero di avviarne presto il Kickstarter.

E ora la classica domanda finale: progetti futuri?
Tokyo Capsule Hotel, Tokyo Sumo, Tokyo Umbrella Lockers, e Mayollama. Stay tuned.
Il tuo autore di giochi preferito?
Naotaka Shimamoto, non manca mai di inserire il fattore divertimento, inoltre utilizza il legno in modi veramente inaspettati.
Cantante o genere musicale preferito?
Amo molti genere musicali, e per 12 anni, prima di dedicarmi ai giochi, suonavo la batteria andando in giro per il mondo. Ultimamente sto apprezzando molto gli album dei MUJI BGM (ne è appena uscito uno nuovo con musica polacca), come cantanti ho da poco scoperto Colter Wall.

Scrittore o libro preferito?
Mi piace leggere libri di fisica, tecnologia, biologia. Sto leggendo un libro di Max Tegmark, e anche Sean Carroll, che propone libri molto interessanti.
Film, attore e regista?
Mi piacciono i film indipendenti, che ti trasportino in un universo differente ma credibile. Tra i miei preferiti direi Chungking Express.
E per quel che riguarda lo sport?
Non sono molto ferrato in materia, credo in chiunque abbia merito e valori, indipendentemente dal background o dal contesto. Quando guardo lo sport mi piace l’eccezionalità dei singoli atleti.
Ti ringraziamo ancora per i tuoi giochi, per la tua filosofia applicata al mondo ludico e ovviamente per la tua disponibilità, con la speranza magari di vederti qui in Italia durante uno dei tuoi prossimi viaggi 🙂