Intervista inedita di Board Game Society a Alexander Pfister – Luglio 2022
Il mio gioco che sento più speciale? Port Royal, perché è il gioco più giocato dai miei amici. È breve, ha molte emozioni ma anche una certa profondità. Mi piace la meccanica di base che coinvolge tutti i giocatori. Potrebbe anche essere il mio titolo più venduto, contando tutte le espansioni, visto che sono state distribuite mezzo milione di copie
Alexander Pfister
Queste le domande raccolte dai soci di Board Game Society / Tana dei Goblin Milano che abbiamo rivolto a Alexander Pfister.
Un ringraziamento particolare a Claudia “klaudette” per le traduzioni.

Ciao Alexander, sono Alessandro Dipace, presidente della Board Game Society / Tana dei Goblin Milano. Nella nostra associazione ogni mese stiamo facendo approfondimenti e retrospettive sui più grandi autori di giochi in scatola arricchendo il tutto con una breve intervista. Volevamo quindi sottoporti alcune domande che abbiamo raccolto tra i soci. Partiamo:
Che tipo di giocatore sei? Quali giochi prediligi giocare quando non stai progettando o provano i tuoi?
Mi piacciono i giochi di media complessità e strategici complessi. Non mi piacciono quelli pesanti in cui la complessità è aggiunta solo per renderli più complessi. Inoltre i giochi non dovrebbero essere troppo astratti.
Ci racconti quali giochi ti hanno accompagnato nella tua scoperta di questo mondo e quali ti sono rimasti nel tuo cuore?
Mi sono sempre piaciuti i giochi economici, giocavo molto spesso ad Acquire, ma ce n’erano anche altri non molto conosciuti. Abbiamo anche adorato 1830 e, naturalmente, i Coloni di Catan.
C’è un gioco che avresti voluto inventare tu?
Vorrei aver ideato i Coloni di Catan.
La Tana dei Goblin, associazione di cui facciamo parte, ha più volte riconosciuto i tuoi giochi tra i migliori dell’anno, sono arrivate infatti le nomination al premio Magnifico per Mombasa, Great Western Trail e Blackout: Hong Kong, tre giochi profondamente diversi. Quale tra i tre a tuo avviso avrebbe più meritato di vincere? (ndr i giochi premiati sono stati: Food Chain Magnate, Cry Havoc e Root)
È sempre difficile scegliere il migliore tra i propri giochi. Visto il successo di Great Western Trail, forse questo sarebbe quello giusto da nominare. Comunque capisco quanto sia difficile anche per la giuria scegliere, quindi sono felicissimo che siano stati anche solo nominati i miei tre giochi.
Negli ultimi dieci anni hai prodotto un numero consistente di giochi, stai viaggiando ad una media di 2/3 grandi successi all’anno, apparentemente pare che impieghi poco tempo a ideare un ottimo gioco, in realtà ho letto da qualche parte che, ad esempio, Mombasa è nato da un progetto sviluppato tantissimi anni prima. Qual è la verità? Quanto tempo ti occorre per ideare un gioco? Ci racconti di un tuo gioco progettato in tanto tempo e uno ideato in tempi relativamente brevi?
Lavoro su diversi giochi contemporaneamente. Quindi sono vere entrambe le supposizioni. Lavoro diversi anni su un gioco, ma riesco anche a finire 1/2 giochi all’anno. Per quanto riguarda i giochi pesanti, però, non ne faccio più di 1 all’anno.
Sì, Mombasa ha richiesto molto tempo ed era basato su un gioco che ho iniziato a sviluppare da ragazzo più di 30 anni fa. Era un gioco su aziende in competizione tra loro in Africa. Anche Maracaibo e Blackout: Hong Kong hanno richiesto un po’ di tempo. Quindi direi che Mombasa è stato il più lungo da realizzare. Più difficile indicare quello che ha richiesto meno tempo, perché anche i giochi più leggeri non sono stati realizzati velocemente, per esempio anche Oh My Goods ha richiesto poco meno di un anno.
La varietà di ‘peso’ dei tuoi giochi ti permette di essere apprezzato da un pubblico ampio. Personalmente, ben riconoscendo il valore di giochi più complessi, trovo Oh my Goods! e Broom Service dei gioiellini. Quale è invece per te il gioco che per qualche motivo ti rende più orgoglioso, non necessariamente il più bello, ma l’opera che per un premio inaspettato o per altre curiosità personali senti speciale?
Direi Port Royal. È spesso giocato da molti che conosco. È breve, ha molte emozioni ma anche una certa profondità. Mi piace la meccanica di base che coinvolge tutti i giocatori. Potrebbe anche essere il mio gioco più venduto considerato il mezzo milione di copie uscite contando tutte le espansioni.
La riedizione di Great Western Trail ha salutato gli indiani nativi ed è diventata policaly correct sotto tanti punti di vista, credo tu sia molto soddisfatto del risultato. Mi sono però chiesto, vista la volontà di fare una Second Edition, se hai mai pensato di riportarla all’ambientazione originale del tuo progetto ovvero, se ben ricordo, quella della ricerca di petrolio e febbre dell’oro in America nel diciannovesimo secolo.
Wow! Sono sorpreso che conosciate il tema originale: siete ben informati :). Sì, non era sui cowboys, ma il nome e tutte le meccaniche non funzionerebbero con un tema diverso, quindi non l’ho mai considerato, ma considerando che GWT diventerà una trilogia, c’è spazio per esplorare nuove ambientazioni.
Chiudiamo con domande fuori contesto per conoscerti meglio:
Qual è il tuo autore di giochi preferito?
Stefan Feld
Musica/cantante preferito?
Coldplay ma anche David Guetta e Alan Walker
Libro/scrittore preferito?
Mi piace Isaac Asimov. Ho anche un suo gioco, Star Trader, o almeno il suo nome è sulla scatola 🙂
Film/attore/regista preferito?
Non sarà una sorpresa che mi piacciono i film e le serie televisive di fantascienza, mentre non ho un attore né un regista preferito.
Sport preferito/squadra del cuore?
Gioco a tennis e seguo i tornei in TV. Dato che Dominic Thiem è austriaco tifo per lui. Purtroppo al momento non sta andando molto bene, ma spero recuperi il suo smalto migliore.
Grazie di tutto!
Piacere mio, Alexander